Lupo

Ogni lupo solitario, infine,
O a un certo punto della sua esistenza,
Ha bisogno del proprio branco di fiducia
Con cui viaggiare in completa armonia con il resto.

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Aeroporti

Nostalgia degli aeroporti –
Girare in solitudine tra corsie
Pregne di condizionatori invernali,
Ad aspettare gli annunci e
Nutrirsi di panini e caffè al volo,
Ad osservare i saluti degli altri
E i teneri ma frettolosi abbracci;
Con la voglia di rivedersi domani,
Nella speranza di rivedersi più grandi.

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Normalità 25/11

Passiamo la vita a fare slalom
Tra un commento viscido
E un’osservazione volgare;
Tra un richiamo, un insulto
E uno sguardo trafiggente,
Che farebbero sentire impura qualsiasi qualità.
E allora si cercano tormentose soluzioni
Per annebbiare con qualcosa l’udito
E autoinfliggersi una momentanea cecità,
Perché alla repulsione si preferisce dissimulare,
Anche con il cuore che esplode di indignazione,
Fin quando non diventa amara normalità.
Una normalità che si ha paura di confessare,
Quando si dovrebbe unicamente denunciare.

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Correre

Correre è faticoso.
Il primo quarto d’ora, poi, è estenuante;
Ti manca il respiro e non trovi il ritmo,
Le gambe cedono e ti sembra di svenire,
Vorresti fermarti, ma tieni duro –
Ormai è una sfida, questione di orgoglio.
Superato quel quarto d’ora, però,
La situazione sembrerebbe migliorare:
La stanchezza si tramuta in forza,
Pian piano si trova il ritmo e torna il respiro.
Questo ti dà carica, senti l’adrenalina salire,
Inizi a pensare in grande e dici:
Ora posso fare mezz’ora.

Il vero problema subentra proprio alla mezz’ora:
Un brevissimo frangente in cui vorresti mollare,
Ma non lo fai, decidi che puoi fare l’ora.
È un momento più snervante del primo,
Il corpo è decisamente stanco
E il ritmo più spezzato, non sai se resisterai;
Ma se lo superi, il gioco è fatto.
E come per magia, ti sembra di avere fiato infinito,
Non percepisci più la fatica e fluttui spensieratamente,
In completa armonia con il corpo
Che ti potrebbe placidamente far fare un’altra ora.

Ecco, è quell’armonia lì
E la sensazione di totale libertà
A essere l’unica a crearmi
dipendenza.

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il cliché dei viaggi in treno che ispirano e fanno riflettere

Ho un problema con la superficialità e con la pochezza che la circonda. È un mio limite, ne sono consapevole. Sto imparando a vivere più intensamente, mano nella mano con la spensieratezza – l’unica sensazione che io abbia mai invidiato al prossimo. Sarà che io stessa ho passato vent’anni a navigare e perdermi nella superficialità; è stata la mia nemica più grande, così come l’arma più potente contro le sofferenze di una fragile e tenera età. Ora sono satura a tal punto da ripudiarla.

Mi guardo attorno con aria malinconica perché non mi trovo in sintonia con il presente. Io sto scoprendo solo ora la profondità della mia persona e di ciò che potrei offrire, mentre gli altri stanno trovando conforto nella mia nemica dopo essersi esposti troppo in età puerile.
Forse sarebbe meglio seguire la tendenza, ma ho capito che devo stare alla larga da ciò che soffoca la mia creatività.

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